Quando i bambini cominciano a giocare coi soldatini…

 

E’ il 28 febbraio 2026 e i cieli del medio oriente sono pieni di bombardieri americani, sono stati dispiegati da basi sparse per tutto l’imperium americano per prendere parte all’operazione “epic fury” (furia epica): capriccio voluto dal presidente biondo, forse convinto di poter facilmente replicare il successo ottenuto con Maduro in Venezuela nella repubblica islamica, è importante evidenziare come peraltro la questione abbia sopito l’ennesimo polverone innalzato dalle conseguenze delle “festicciole” di Epstein

 

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In un altrimenti sereno 31 Marzo 2026, la stampa e il pubblico italiano sono stati assaliti da una grande emozione quando, almeno in apparenza, il loro governo aveva davvero fatto qualcosa. I giornali annunciavano trionfanti come l’Italia si fosse imposta sul bullo d’America, proibendo il transito nella base militare di Sigonella ad alcuni bombardieri diretti verso l’Iran.

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Il supporto della popolazione, e di conseguenza l’informazione che lo crea e lo modifica, è sempre stato fondamentale in ogni tipo di conflitto. In particolare negli ultimi due secoli i quotidiani e, più di recente, i media digitali influenzano la percezione della realtà di miliardi di persone. Per un attore di qualsiasi conflitto l’efficiente controllo e manipolazione dell’informazione è un arma senza prezzo che più volte ha totalmente ribaltato il risultato di una guerra. Negli anni della seconda guerra mondiale le onde pirata della BBC fornivano ai movimenti di resistenza e ai popoli occupati aggiornamenti sulla guerra liberi dalla censura del regime nazista, tenendo viva una fiammella di speranza che l’informazione di regime tentava in ogni maniera di spegnere.

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Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe in modo assoluto

Il caso Epstein ha dimostrato al mondo che buona parte delle elite mondiali è composta da depravati bavosi: essi si sono mostrati, come li sospettavamo, privi di ogni scrupolo morale e bendisposti ad usufruire dei servizi offerti dal signor J.E., noncuranti delle vite che hanno distrutto.

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“Pensavo che un giorno mi sarei svegliata e avrei capito cosa diavolo
significasse [il mio/il mondo di/l’esperienza di] ieri. Non amo
particolarmente pensare al domani. E l’oggi sta [già] scivolando via.”

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Federico Di Bartolo, in arte Rakitica, si distingue per una ricerca visiva che coniuga immaginario pop e sensibilità underground. Attraverso le sue illustrazioni grafiche, l’artista conduce l’osservatore in un universo iconografico stratificato, affascinato dai codici della popculture e dalle suggestioni provenienti dalle subculture alternative.

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 HARA

Nel progetto HARA, Daniele Di Battista con la sua troupe, sviluppa una ricerca di carattere sperimentale volta a indagare le possibilità espressive delle immagini generate tramite Intelligenza Artificiale all’interno di una struttura drammaturgica tradizionale.

Trailer

…Indice della sregolatezza che da anni ha ormai imbevuto la cultura del meme è lo SHITPOSTING (letteralmente “Postare merda”), un parente non distante del nonsense intriso di una quantità di strati di comicità che è impossibile dipanare con un solo sguardo, per quanto questo possa essere attento…

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L’artista Davide Piazza modifica il corpo a suo piacimento, con tempo e dedizione, in un tracciato grafico minimale curato nei dettagli. Sono questi accorgimenti che elevano le sue opere a cultura dello sforzo, dell’impegno sottolineato dai corpi dei pugili, soggetto che si fa voce di questo pensiero

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AMERICA FUCK YEAH!

 

Si conclude così il 2025 degli USA, che sempre più sembrano un paese stanco, che non riesce a reinventarsi e deve dunque rifugiarsi in vuote parodie del passato, un impero che vacilla, una nazione vittima di qualche violenta, idiotica psicosi che sta cominciando a divorare se stessa e che sembra ormai incapace di autodiagnosticarsi il male e di trovare una cura ai problemi esistenziali che la affliggono, uno stato che sta venendo smantellato da una cricca di mitomani, avvoltoi e fascisti da reality show.
Il mondo cambierà, questo è certo, ma come?

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Queste fotografie, oltre a voler documentare il dissenso di gran parte degli italiani rispetto la decisione del proprio governo, intendono essere l’immagine residua delle azioni e il riverbero delle voci di chi ha manifestato e di continua a manifestare per la causa palestinese.

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…Non voglio distorcere la percezione di chi sono loro, ma voglio farli giocare nei panni di altri
personaggi. Un po’ di fantasia, ma restando sempre veri, reali.

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